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Sri Lanka: un disastro ecologico è in corso

L’ennesima sciagura ecologica consumata in mare, l’ultima in ordine di tempo. A fare da cornice a questo nuovo, imperdonabile disastro ambientale è lo Sri Lanka, angolo di paradiso naturalistico di indubbia bellezza situato nell’oceano Indiano divenuto però, nel giro di pochissimi giorni, un vero e proprio inferno.

La nave dei veleni

Tutto ha avuto inizio lo scorso 20 maggio quando, a bordo della MV X-Press Pearl, una portacontainer ormeggiata al largo delle coste della capitale Colombo, è divampato un incendio dalle origini ancora non del tutto chiarite, che rischia di compromettere irrimediabilmente il delicatissimo ecosistema marino circostante e, purtroppo, non solo quello.

A nulla sono serviti, per colpa soprattutto del maltempo, gli stoici tentativi dei soccorritori di arginare e domare le fiamme così come quelli di cercare di trainare l’imbarcazione in direzione di acque più profonde, che garantissero maggiori spazi di manovra e una migliore gestione delle sostanze fuoriuscite dal relitto.

Dopo ben tredici giorni di fiamme incessanti e colonne imponenti di fumo nero, la MV X-Press Pearl, infatti, si è spezzata e, successivamente, inabissata nel corso della giornata di giovedì 3 giugno, andando a peggiore un quadro generale già particolarmente compromesso. Questo perché la nave in questione, battente bandiera di Singapore ed entrata ufficialmente in servizio solamente da poche settimane, trasportava un campionario di agenti estremamente inquinanti comprensivo, tra le varie cose, di acido nitrico e idrossido di sodio, prodotti cosmetici e quantità ingenti di pellet di politene, quest’ultime destinate alla realizzazione di buste di plastica. Senza tralasciare, inoltre, le tonnellate di olio combustibile e di gasolio presenti all’interno dei serbatoi.

Lo scenario attuale

L’unica strada percorribile, dato lo stato di emergenza raggiunto, è quella di agire a posteriori, contenendo, nei limiti del possibile, la portata dei danni, già difficilmente quantificabili. A tale proposito, la Marine Environment Protection Authority (MEPA) è immediatamente intervenuta, annunciando la predisposizione di barriere galleggianti e panne assorbenti e disperdenti utilizzabili, come nel caso di specie, per il recupero di oli densi dispersi per via di sversamenti.

Alcuni effetti, comunque, sono evidenti e sotto gli occhi del mondo intero. L’incidente ha di fatto contaminato le acque territoriali provocando, di conseguenza, la moria di pesci e uccelli e ha finito per ricoprire di bianco intere spiagge, in precedenza di un inconfondibile colore dorato. Ma i contraccolpi non riguardano solo ed esclusivamente l’ambiente. Interessano, parimenti, la fragile economia della zona. Ne è prova il fatto che le autorità srilankesi hanno dovuto sospendere, per ovvie ragioni, l’attività di pesca, settore chiave del Paese, in un raggio di almeno 80 chilometri e anche il turismo, altro ramo di fondamentale importanza, è destinato a subire importanti ripercussioni.

Fonti:

https://www.ilpost.it/2021/06/05/nave-affondata-sri-lanka-disastro-ambientale/ ;

https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Sri-Lanka-Affonda-la-nave-con-tonnellate-di-prodotti-chimici-paura-per-disastro-ambientale-e6d33c46-6361-4662-8afd-1851c7c42efe.html#foto-1 .

Francesco Di Raimondo