Il disagio termico causato dall’utilizzo dei DPI delle vie respiratorie: criticità e prevenzione

In epoca pre-Covid, l’utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratore era previsto solamente per alcune categorie di lavoratori esposti a specifici rischi. La diffusione del virus e la conseguente emergenza sanitaria ha reso obbligatorio (o consigliato) e indispensabile l’uso di tali dispositivi da parte di tutta la popolazione, creando conseguenti disagi soprattutto in ambienti chiusi e con elevate temperature.

E’ così che attività lavorative che normalmente, in assenza di DPI, non presentano criticità a livello ergonomico o termico, possono diventare un rischio, in particolare per i soggetti più sensibili; da qui deriva, quindi, la necessità di effettuare una valutazione specifica e preliminare sui rischi legati all’utilizzo di tali DPI e sulle misure di prevenzione da adottare.

Gli effetti derivanti dall’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratore

Un effetto prodotto dall’utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratore consiste nell’affaticamento termico in aree come il viso e, in generale, la testa dovuto ad un effetto barriera generato dal dispositivo stesso che impedisce gli scambi termici, determinando un aumento della temperatura e generando una situazione di non confort nella persona. Tale effetto risulta tanto più critico in condizioni microclimatiche sfavorevoli e in presenza di attività lavorative intense.

Un altro fattore che può determinare una situazione di discomfort è il cambiamento nella modalità di respirazione: se in condizioni normali l’attività di inspirazione ed espirazione avviene attraverso il naso, con l’intensificarsi dell’attività fisica la respirazione da nasale può diventare oro-nasale, la quale comporta un aumento della dispersione del calore verso l’esterno rispetto alla respirazione meramente nasale. L’aria espirata attraverso la bocca rimane bloccata dal dispositivo di protezione comportando così un aumento della percezione del calore dovuto all’aumento del vapore acqueo.

Infine non bisogna dimenticare il fattore psicologico: l’utilizzo del dispositivo può causare una sensazione di claustrofobia e di soffocamento in grado di scatenare attacchi di panico in soggetti affetti da disturbi di ansia. Attacchi di panico che possono generare un aumento dell’attività metabolica che si manifesta con l’aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, l’aumento della pressione sanguigna, palpitazioni, etc. Condizioni che già di per sé determinano una situazione di discomfort, associate in aggiunta ad un aumento della temperatura.

L’utilizzo di tali dispositivi può, inoltre, comportare, in accordo con quanto definito dall’OMS, ulteriori situazioni di criticità, tra cui:

  • il potenziale rischio di auto-contaminazione legato al contatto delle mani con la mascherina e al successivo contatto con le mani contaminate con occhi, naso e bocca;
  • il potenziale rischio di auto-contaminazione legato alla mancata sostituzione di maschere inumidite o sporche;
  • emicrania o difficoltà respiratorie;
  • lo sviluppo di lesioni cutanee, dermatiti o il peggioramento di patologie dermatologiche;
  • la difficoltà di comunicazione verbale, soprattutto per le attività con il pubblico e le difficoltà nella comprensione da parte di persone con problemi uditivi a causa dell’impossibilità di leggere le labbra;
  • il disagio termico.

Le misure di prevenzione delle criticità derivanti dall’utilizzo dei DPI

Una delle modalità per ridurre la condizione di discomfort è raffreddare e reidratare periodicamente il viso associando periodi di pausa e di recupero durante l’attività lavorativa.

All’utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie dovrebbero essere sempre associate specifiche procedure che prevedano, tra l’altro:

  • il graduale adattamento all’utilizzo del dispositivo in relazione all’attività svolta;
  • l’effettuazione di pause durante l’attività che prevedano la rimozione del dispositivo e la reidratazione del viso;
  • l’individuazione di apposite aree fresche dove poter rimuovere il dispositivo e procedere alla reidratazione del viso.

Vi sono, inoltre, soggetti particolarmente sensibili all’utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, cui dedicare attenzione e procedure specifiche, tra cui, a titolo di esempio:

  • donne in gravidanza
  • persone soggette a:
    • ipertensione e malattie cardiovascolari
    • disturbi della coagulazione
    • patologie neurologiche o assunzione di psicofarmaci
    • disturbi della tiroide
    • malattie respiratorie croniche
    • claustrofobia o attacchi di panico

E’ importante, inoltre, che l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie sia sempre accompagnato da idonea formazione al fine di illustrarne il corretto utilizzo e le misure da adottare al fine di ridurre situazione di discomfort.

Concludendo…

In conclusione, l’utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie non è un elemento da sottovalutare; richiede un’attenta valutazione preliminare in relazione alla tipologia di soggetti e alle specifiche sensibilità, alle caratteristiche degli ambienti nonchè all’attività di lavoro svolta in relazione all’impegno fisico richiesto e la predisposizione di specifiche procedure, accompagnate da idonea formazione, al fine di ridurre i potenziali rischi connessi all’utilizzo di un dispositivo che, da una parte, ci protegge, dall’altra, presenta criticità che devono essere prese in considerazione.

Fonti: “Rapporto 2/20 – La prevenzione del disagio termico causato dai dispositivi di protezione delle vie respiratore” del 29/06/2020 – a cura di Vincenzo Molinaro, Tiziana Falcone, Simona Del Ferraro (INAIL Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale Laboratorio di Ergonomia e Fisiologia), Ioele Pinto (Azienda Usl Toscana Sud-Est – Laboratorio Sanità Pubblica – Agenti Fisici) e Francesco Picciolo (Dipartimento di Scienze della Terra, Fisiche e Naturali Università degli Studi di Siena)

Consultant Senior Safety and Environment

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