Informazioni generali

Il DDL ZAN si arena in senato

L’incidente di percorso

Dopo il tanto clamore suscitato, il disegno di legge sul contrasto all’omotransfobia, il ddl Zan, di cui ci siamo già occupati in un precedente articolo e a cui si rimanda per maggiori approfondimenti in merito *, è andato incontro a un’inesorabile bocciatura. In mezzo agli applausi scroscianti provenienti da una parte dell’emiciclo di palazzo Madama, lo scorso 27 ottobre il Senato della Repubblica ha votato per la cosiddetta “tagliola”, ovvero la procedura parlamentare regolata dall’articolo 96 del Regolamento del Senato attraverso la quale è possibile, una volta conclusa la fase di discussione del provvedimento, avanzare proposta di non passare all’esame dei singoli articoli, come invece avverrebbe da prassi. Complice anche la votazione avvenuta a scrutinio segreto, su 287 presenti in aula i favorevoli a impedire la prosecuzione dell’iter parlamentare sono stati 154 contro 131 contrari, due gli astenuti. A pesare principalmente sul bilancio complessivo della votazione, oltre agli assenti giustificati e no, lo spettro dell’indefinito numero di franchi tiratori.

Un’occasione mancata (?)

Ovviamente, i rimpalli di responsabilità e le accuse reciproche, specialmente tra le fila dell’ala promotrice, non si sono fatte attendere, così come le migliaia di persone indignate che hanno voluto manifestare in piazza la propria contrarietà a quanto accaduto poche ore prima, visto come un’occasione mancata per allargare ancora di più il novero dei diritti civili nel nostro Paese. Situazione che non fa che rimarcare, accentuandolo, il divario che ci separa dal resto d’Europa, dove la legislazione che estende i crimini d’odio all’omotransfobia, ad esclusione dei Paesi dell’est europeo e della Germania, è già divenuta realtà. Tutto ciò nonostante una risoluzione approvata nel 2004 dal Parlamento europeo, peraltro con annessa tabella di marcia, che chiedeva ai singoli Stati membri di adottare “legislazioni penali che vietino l’istigazione all’odio sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere” *.

Cosa succede adesso

Tuttavia, esistono almeno due differenti strade, entrambe di difficile percorrenza, che potrebbero condurre all’approvazione della legge già nel corso della presente legislatura, la quale, vale la pena ricordarlo, andrà a scadenza naturale nel 2023. La prima di queste consiste nel presentare un disegno di legge simile a quello bocciato, magari frutto di un compromesso tra le varie forze politiche, non prima però che siano trascorsi sei mesi dall’ultimo, decisivo passaggio parlamentare. È quanto dispone l’articolo 76 del Regolamento del Senato, il quale prescrive la “temporanea improcedibilità dei disegni di legge respinti e nuovamente ripresentati”. Tutto sarebbe rimandato quindi al prossimo aprile e, a quel punto, i tempi di approvazione si restringerebbero parecchio. La seconda strada, invece, chiama in causa direttamente i cittadini, 50 mila elettori per l’esattezza, e consiste nel presentare al Presidente di una delle due Camere una legge di iniziativa popolare che riproponga, in tutto o in parte, il contenuto del ddl Zan.

Fonti:

https://www.informaora.com/2021/04/29/ddl-zan-eppur-si-muove/ * ;

https://www.corriere.it/politica/21_maggio_14/ddl-zan-l-omotransfobia-ecco-come-funziona-all-estero-b952b6f0-b4be-11eb-a3a5-b3729d611502.shtml ;

https://tg24.sky.it/politica/2021/10/28/ddl-zan-bocciato-e-ora .

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