Informazioni generali

Corruzione: un male da estirpare

La storia della corruzione, è risaputo, è vecchia come quella dell’umanità. Diffusasi a macchia d’olio nel corso dei secoli, essa è ormai diventata un fenomeno culturale ancor prima che giuridico, del tutto indifferente a confini e nazionalità, penetrata a fondo nel tessuto economico-sociale di molti paesi del mondo, se non addirittura in tutti.

Gli effetti di un fenomeno dilagante

Un cambio di passo al riguardo, per quanto necessario, sembra tuttavia ancora inarrivabile, sebbene gli effetti provocati all’intera collettività siano estremamente deleteri. La corruzione, infatti, giusto per fare qualche esempio, costituisce un freno alla competitività delle imprese e allontana gli investitori, rallenta notevolmente la crescita e l’innovazione, comporta enormi sprechi di risorse pubbliche e aumenta altresì la già farraginosa macchina burocratica. Ma le conseguenze sono molto più numerose di quelle fin qui menzionate e difficilmente si riesce a stilare un elenco esaustivo. Essa distrugge il legame fiduciario che dovrebbe caratterizzare il rapporto tra cittadini e istituzioni titolari del potere, corrode e svilisce il principio di eguaglianza, premia l’incompetenza e frustra, per contro, le motivazioni e le ambizioni dei più meritevoli, spesso obbligati a emigrare pur di vedere valorizzato il proprio lavoro.

L’indice di Percezione della Corruzione

Restituire un quadro generale e il più possibile veritiero e attendibile della portata di una simile condotta antisociale è, per le motivazioni sopra richiamate, un compito particolarmente impegnativo. Nonostante ciò, a perseguire in questo intento è da quasi trent’anni la Transparency International (TI), un’organizzazione internazionale non governativa fondata nel 1993, la quale si occupa di redigere e aggiornare a cadenza annuale l’Indice di Percezione della Corruzione (CPI – Corruption Perceptions Index). In poche parole, esso permette di misurare e analizzare i livelli di corruzione percepiti nel settore pubblico e in quello della politica in 180 Paesi. Nel fare questo, Transparency International si avvale di strumenti di analisi e delle opinioni di imprenditori, economisti, giornalisti e consulenti, oltre ad affidarsi a una scala di valutazione compresa tra un minimo di 0 e un massimo di 100 punti, dove totalizzare 0 è sinonimo di allarmanti elementi di corruzione mentre, viceversa, totalizzare 100 equivale ad avere elevati – quasi idilliaci – standard di trasparenza e di indipendenza.

I dati aggiornati

Dall’ultima rilevazione statistica effettuata, pubblicata lo scorso 28 gennaio 2021 e relativa all’anno precedente, emerge come la Nuova Zelanda e la Danimarca siano, a pari merito, entrambi i Paesi hanno totalizzato infatti un punteggio pari a 88, le nazioni più virtuose. Fanalino di coda di questa particolare classifica risulta essere, invece, il Sudan, seguito a ruota da Somalia e Siria.

L’Italia, dal suo canto, ha fatto registrare, dopo anni di graduali miglioramenti dovuti soprattutto all’adozione di misure specifiche come l’accesso generalizzato agli atti, l’implementazione del whistleblowing e una gestione maggiormente trasparente dei finanziamenti ai partiti, una piccola battuta d’arresto, passando dalla 51esima alla 52esima posizione e realizzando un totale di 53 punti, ancora troppo inferiore rispetto alla media europea, la quale si assesta a 64 punti.

Fonti:

https://www.transparency.it/images/cpi2020/CPI2020_Map-globalindex_logo.jpg (per prendere visione della classifica aggiornata);

https://www.agi.it/estero/news/2021-01-28/corruzione-transparency-trend-italia-11183383/ ;

https://tg24.sky.it/mondo/2021/01/28/corruzione-italia-classifica-transparency .

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