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PNRR, dove andranno i fondi europei?

Una sfida epocale e il dovere morale di non farsi trovare impreparati. Non adesso. Nell’attuale scenario globale, segnato da una situazione pandemica che non accenna a placarsi, l’Italia si troverà a dover gestire una quantità ingente di risorse provenienti da Bruxelles.

Dovrà farlo in maniera proficua, cercando di risollevare le sorti di un Paese – il nostro – messo in ginocchio dalla peggiore crisi sanitaria, economica e sociale della storia repubblicana.

Che cos’è il PNRR e cosa prevede

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è un documento programmatico di investimenti. Esso si inserisce nel più ampio quadro del Next Generation EU, il progetto comunitario da 750 miliardi destinato a far ripartire, dopo più di un anno di stasi, la crescita dei 27 Stati membri. All’Italia andranno, tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto, circa 191,5 miliardi, da impiegare nel periodo 2021-2026. Fondi che serviranno ad appianare le debolezze strutturali che da decenni attanagliano il nostro territorio, a favorire la parità di genere e l’inclusione giovanile e a ridurre il gap ancora troppo ampio tra Nord e Sud. Non è un caso, quindi, che il 40% delle risorse totali sarà destinato proprio a quest’ultimo aspetto. Perché – citando l’attuale premier – “se cresce il Sud, cresce l’Italia”.

Le aree tematiche

Il PNRR si muoverà lungo sei direttrici. Cospicua parte degli investimenti andrà alla trasformazione digitale e al rafforzamento di settori economici chiave per la nostra economia quali turismo e cultura. Di estrema importanza saranno sia la transizione verde, con interventi mirati a finanziare l’economia circolare e l’efficientamento energetico sia la creazione di una mobilità sostenibile, moderna ed interconnessa, capace di coprire, equamente, le diverse zone del Paese. Cruciale, poi, il riferimento all’istruzione e alla ricerca, con i fondi preventivati che serviranno ad implementare il sistema educativo e le competenze digitali, irrobustendo al contempo l’edilizia scolastica, a tratti decadente. Ancora, parte delle risorse sarà indirizzata all’inclusione sociale per facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro tramite politiche attive più incisive, specialmente per l’imprenditoria femminile. Scontato l’intervento sulla salute, il quale dovrà necessariamente accrescere l’attività di prevenzione, la medicina territoriale e, anche qui, la digitalizzazione dell’intero sistema sanitario.

Le condizionalità

Nonostante la confusione circolata intorno alla stesura del Piano – crisi di governo compresa – l’Italia è riuscita a trasmettere, dopo consueto esame parlamentare, il PNRR alla Commissione Europea lo scorso 30 aprile. Ad essa spetterà il compito di effettuarne una prima valutazione e, se positiva, di convertirlo in un testo legislativo. Dopodiché, la palla passerà al Consiglio dell’Unione Europea, il quale dovrà prendere in mano la proposta ed approvarla definitivamente. Si tratta di un passaggio formale non banale, in quanto consentirebbe di far confluire nelle casse dello Stato, a titolo di prefinanziamento, una prima tranche di fondi di circa 25 miliardi, vale a dire il 13% del totale. L’erogazione della restante parte dei finanziamenti, però, non sarà automatica bensì subordinata a verifiche semestrali tendenti a valutare la capacità del nostro sistema Paese di approntare un corposo pacchetto di riforme – pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione normativa e concorrenza – e di portarle avanti senza rallentamenti o intoppi.

Fonti:

https://www.governo.it/it/articolo/pnrr/16718

https://tg24.sky.it/politica/2021/04/27/pnrr-significato-piano-nazionale-ripresa-resilienza-pdf-

https://www.ilpost.it/2021/04/27/pnrr-cosa-ce-dentro/

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