Ambiente

Catturare la CO2 per salvare il pianeta

Gli impegni presi

I cambiamenti climatici in corso sono sotto gli occhi di tutti e stanno già influenzando, in maniera quasi irreversibile, il nostro pianeta. Tra le principali cause, l’emissione di gas serra legate alle attività dell’uomo, in particolare di CO2, costituisce un aspetto sul quale occorre intervenire con estrema urgenza. Ciò se si vogliono veramente rispettare gli impegni assunti dai principali leader mondiali, dapprima durante la COP 21 – la Conferenza delle Parti sul Clima che vede partecipi i paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici – tenutasi nel 2015 a Parigi e che ha portato alla formalizzazione dell’omonimo Accordo di Parigi e, recentemente, durante la COP 26, terminata da poche ore a Glasgow, in Scozia, di mantenere entro il tetto massimo di 1,5 gradi centigradi il riscaldamento globale per metà secolo. La maggior parte delle emissioni di CO2, all’incirca l’86% del totale, proviene dalle attività delle industrie, alcune delle quali, tra l’altro, stanno faticando enormemente a portare avanti i processi di decarbonizzazione, come ad esempio le industrie siderurgiche, petrolchimiche e le cementerie.

Ridurre le emissioni non basta

Le chiacchere pertanto stanno a zero. Occorre agire, e anche piuttosto rapidamente. Appurato che la semplice, per quanto fondamentale, riduzione delle emissioni di gas serra da qui ai prossimi anni non può ritenersi da sola sufficiente, diventa di fatto imprescindibile concentrare gli sforzi nella ricerca di soluzioni alternative e innovative che siano in grado di catturare la CO2 presente in atmosfera. A questo proposito, due sono le ipotesi più quotate al momento messe sul tavolo. La prima in realtà ci viene offerta direttamente dalla natura. Boschi e foreste, infatti, rappresentano i nostri più preziosi alleati, un grande polmone per la nostra atmosfera da tutelare e incrementare, dal momento che contribuisce ad assorbire il 30% della quantità di anidride carbonica che emettiamo. Non è certamente un caso, quindi, che all’interno della dichiarazione finale del vertice del G20 svolto a Roma si sia presa la decisione storica quanto ambiziosa di piantare mille miliardi di alberi entro la fine del 2030.

Tecnologie innovative

La seconda ipotesi, invece, è di carattere strettamente tecnologico. Il riferimento attiene ai sistemi di Carbon Capture and Storage (CCS), ovvero a quei processi che permettono di catturare l’anidride carbonica generata dalle lavorazioni industriali e di stoccarla, successivamente, in giacimenti esauriti di idrocarburi già presenti nel sottosuolo. Ma non è finita qui. Una delle innovazioni più promettenti in circolazione è la Direct Air Capture (DAC), tecnologia rivoluzionaria che permette letteralmente di risucchiare l’aria presente in atmosfera e di convogliarla in locali con ambiente controllato, dove filtri appositamente realizzati riescono a trattenere le molecole di anidride carbonica le quali, una volta immagazzinate, vengono utilizzate per altri scopi. Tre impianti pilota sono presenti anche nel nostro territorio. Tuttavia, la critica maggiore che la tecnologia appena descritta si porta dietro risiede negli ingenti costi che essa implica.

Fonti:

https://www.corriere.it/pianeta2020/21_luglio_09/imprigionare-anidride-carbonica-anche-italia-copiando-texas-norvegia-b07fb3a0-d70c-11eb-9da9-c034b537f36a.shtml ;

https://www.lastampa.it/cronaca/2021/10/31/news/g20_oggi_draghi_incontra_trudeau_e_wang_yi_i_grandi_a_fontana_di_trevi-360494/ ;

https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2021/05/08/cose-la-cattura-e-stoccaggio-del-carbonioccs_c6dd4021-6359-4af1-abe0-a1dcafd3269c.html .

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