Medicina e Benessere

I circuiti cerebrali della paura non sono più un mistero

La paura è un’emozione preziosa per l’essere umano, è la spinta necessaria a fuggire o lottare per uscire da situazioni di pericolo. Quando, però, prende il sopravvento può sfociare in condizioni patologiche in grado di influenzare pesantemente le nostre vite. La scoperta dei circuiti neuronali della paura potrebbe risolvere questa situazione.

Amigdala e Ippocampo

È ormai noto come alla base della sensazione di paura sia presente lo scambio di informazioni tra due aree cerebrali, l’amigdala e l’ippocampo. Entrambi fanno parte del “sistema limbico” ovvero quell’area del cervello deputata all’elaborazione delle emozioni.

In presenza di una situazione di pericolo la prima ad attivarsi è l’amigdala, che ne elabora l’importanza ed il peso dal punto di vista emotivo; una volta definito, lo comunica all’ippocampo che, a sua volta, lo metabolizza come un ricordo.

Questo tipo di trasmissione di informazioni è del tutto fisiologica fino a che è limitata e circoscritta ad attuare una risposta alla condizione di pericolo che dobbiamo affrontare; nel momento in cui, invece, l’attivazione del sistema limbico avviene in assenza di uno stimolo adeguato o risulta eccessivamente protratta e prolungata si incorre in situazioni patologiche quali, ad esempio, gli stati d’ansia, le fobie e il disturbo da stress post-traumatico.

Una scoperta da paura

Grazie agli studi di un team di ricerca del Sainsbury Wellcome Centre è stato possibile identificare un nuovo circuito in grado di influenzare la risposta del sistema limbico a stimoli visivi potenzialmente pericolosi.

Questo circuito si sviluppa all’interno della rete definita “nucleo genicolato laterale ventrale” (vLGN) ed ha la funzione di ricevere le informazioni visive in arrivo dalla retina, elaborarle, ed inviarle alla corteccia visiva. Oltre a questa funzione, gli scienziati del Sainsbury hanno identificato una capacità di inibizione che questo circuito può attuare andando a modulare la risposta ad una situazione che percepiamo come un potenziale pericolo.

Quindi, nel momento in cui il circuito è attivato, è in grado di smorzare o inattivare le risposte di “lotta o fuga” indotte dal sistema limbico, azione che invece non si riscontra quando il circuito è “inattivo”.

Applicazioni e prospettive

Un aspetto fondamentale è la capacità di contestualizzare uno stimolo, elemento indispensabile per poterlo catalogare come pericoloso o meno.

Ad esempio, la vista di un’arma da fuoco può non suscitarci nessuna reazione se stiamo assistendo ad una gara di tiro al piattello e ci appare, invece, letale se impugnata da un malintenzionato.

La compromissione della corretta capacitò di autocontrollo del nostro cervello in risposta ad uno stimolo potrebbe essere risolta grazie all’approfondimento della conoscenza di questo circuito, delle sue connessioni e delle relative influenze.

Fonti:

* https://www.cell.com/neuron/fulltext/S0896-6273(21)00657-7

Biologist & Medical Device Consultant

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