Le minacce nascoste nei ghiacci

Dalla fine del 2019 il mondo intero è stato scosso dall’insorgenza della pandemia di coronavirus e la maggior parte degli sforzi nell’ambito della ricerca scientifica sono stati improntati al suo contrasto. Ma la lotta alle pandemie è ben più ampia e gli scienziati già da anni dedicano il loro impegno al contenimento di nemici invisibili, nascosti nei meandri del ghiaccio.

Quando la prigione si scioglie

È notizia recente il rapido scioglimento del ghiacciaio di Planpincieux, a Courmayeur*, che potrebbe portare al distacco di 500mila metri cubi di ghiaccio portando con sé, insieme al rischio per l’incolumità degli abitanti locali, forti modifiche ambientali del contesto nel quale è collocato.

Questa situazione è l’ultima, in termini cronologici, di una lunga serie verificatasi in tutte le parti del mondo; da molti anni, ormai, il fenomeno del riscaldamento globale incipiente ha impartito duri colpi all’equilibrio ed alla “salute” dei ghiacci.

Oltre a rappresentare un’emergenza ambientale della massima importanza, questo fenomeno potrebbe tradursi in un’emergenza sanitaria. Lo strato di ghiaccio rappresentato dal permafrost, ovvero quella parte di suolo permanentemente ghiacciata, mantiene intrappolati al proprio interno virus e batteri che restano in una fase di stasi grazie all’effetto della combinazione di fattori quali buio, freddo e mancanza di ossigeno.

I nemici del passato

Con lo scioglimento dei ghiacci, quindi, potrebbero essere liberati microrganismi responsabili di grandi epidemie del passato, quali l’influenza spagnola e la peste bubbonica, così come patogeni considerati ormai debellati, quale il responsabile del vaiolo.

È di gennaio 2020 la pubblicazione in preprint di uno studio effettuato da un team di ricercatori statunitensi e cinesi che, analizzando dei campioni di ghiaccio prelevati in Tibet, hanno riscontrato la presenza di 33 popolazioni virali, delle quali 28 risultano sconosciute ed intrappolate nei ghiacci ormai da millenni. **

Emergenza sanitaria: un rischio reale?

Nel 1890, in Siberia, si verificò una grave epidemia di influenza spagnola; sempre in Siberia, nel 2016, circa venti persone furono ricoverate per essere entrate in contatto con il batterio responsabile dell’antrace.

Questi due casi portano alla luce la possibilità che microrganismi liberati dai ghiacci possano effettivamente rappresentare un pericolo per la salute umana, mantenendo le capacità patogene a distanza di moltissimi anni.

Non tutti i mali vengono per nuocere

Così come risulta reale la possibile minaccia per la salute umana, allo stesso modo non è detto che tutti i microrganismi intrappolati nel permafrost rappresentino un pericolo.

Su questo fronte, anzi, i ricercatori sono fiduciosi di trovare microrganismi utili, sia in campo medico che biotecnologico, per trarne, ad esempio, informazioni sulla resistenza agli antibiotici (evidenziata in patogeni “congelati” e mai entrati prima in contatto con farmaci moderni) o studiarne le caratteristiche che hanno permesso loro di sopravvivere in condizioni così estreme, e sfruttare questi dati a vantaggio della pratica medica.

Fonti

* https://www.ansa.it/valledaosta/notizie/2020/08/05/allerta-ghiacciaio-scatta-evacuazione-in-val-ferret_6682a440-de3c-4c7f-8ca6-2e3f3cec2214.html

** https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.01.03.894675v1

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